Il testo è tratto dal secondo capitolo del libro “I livelli della ragione” di Alvise Giubelli
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2.9 L’identificazione dei livelli della ragione.
Quando mi rendo conto che la ragione riflette sulle idee e forma altre idee che “parlano” del dominio di validità delle prime e che diventano norma o strumenti di analisi o di formulazione di altre idee simili alle prime, allora significa che ho identificato due livelli della ragione.
La ragione, operando la riflessione, oggettivizza le idee e le raggruppa, le classifica mediante altri criteri e le tratta come classi e forma altre idee che parlano di queste classi. È chiara la similitudine con la teoria degli insiemi e dei tipi logici di Russel. La regola di base è che la ragione non può formare idee sul suo modus operandi, non può parlare delle regole stesse con cui opera. Se io sento che avviene questa riflessione, significa che c’è un’attività trascendentale e che devono esistere due livelli della ragione in cui il secondo stabilisce regole sul primo. Inizialmente la ragione superiore (secondo livello) si identifica proprio grazie ad un comportamento incoerente della ragione primaria che rende necessario presupporre un’interferenza esterna. L’esistenza di atteggiamenti confermativi in relazione a idee che la ragione stessa riconosce essere fallibili, manifesta un’incoerenza che non dovrebbe esserci. Questo fatto che inizialmente è imputato alla ragione primaria, intesa come unico livello base, mi ha indotto ad identificare la ragione superiore e le sue idee regolative.
Cap II “I livelli della ragione” Alvise Giubelli

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