L’idea induttiva
2.6 L’idea induttiva
L’idea della razionalizzabilità dell’esperienza non riguarda solo l’esperienza passata e presente, ma anche quella futura. L’idea di perfezionabilità delle mie elaborazioni riguarda l’operato futuro della mia ragione. Si tratta di idee che partendo da certi risultati ottenuti da un insieme finito di esperienze o elaborazioni, estendono la loro validità ad un insieme di fatti molto più ampio, sconosciuto e a volte infinito. Queste convinzioni sul futuro o su fatti di esperienza possibile o elaborazioni possibili, sono soggette ad un atteggiamento confermativo prodotto dall’idea regolativa dell’induzione. Si vede come le idee regolative si rafforzino reciprocamente. In epistemologia si parla di principio di induzione quando si ragiona sul procedimento consistente nel formulare leggi generali a partire da casi particolari.
La filosofia della scienza discute la legittimità o meno di questo principio nell’ambito del metodo scientifico. Per esempio, si mostra che tale principio non trova dimostrazione mediante l’esperienza in quanto qualsiasi argomento a suo favore si avvale del principio d’induzione stesso.
David Hume mostrò che il principio di induzione non può essere giustificato razionalmente. Vedi anche “I problemi della filosofia” (Bertrand Russel) Cap. 6 L’induzione.
In questo contesto non sono interessato a questo aspetto. La legittimità scientifica o meno è una questione di metodo, ma la presenza di un’idea regolativa che opera implicitamente è un fatto del mio pensiero a cui questo risulta inevitabilmente soggetto. Non è qualcosa che posso attivare o disattivare mediante una prescrizione. So esattamente che se, sino ad ora, io e tutte le persone esperte o meno che conosco abbiamo visto solo cigni bianchi, ciò non esclude che in futuro, io o altri potremo osservare un cigno nero. Le osservazioni attuali non escludono affatto che un domani avverranno osservazioni completamente diverse che contraddiranno quelle attuali. Nonostante ciò, io credo nelle generalizzazioni delle mie osservazioni. La mia esperienza, benché sia molto particolare, ha un peso enorme sulle mie convinzioni relative ad un dominio più vasto. Anche se al livello primario della ragione non posso negare che le esperienze possibili sono in numero infinitamente maggiore delle mie esperienze e che quindi qualsiasi convinzione basata sull’esperienza mediante l’induzione non è ben fondata, io nutro ugualmente fiducia nelle conclusioni indotte dalla mia esperienza.
L’idea induttiva è così pervicacemente radicata che serve alla ragione superiore per creare altre idee regolative. L’apprendimento avviene proprio mediante la ripetizione di esperienze che offrono innumerevoli conferme di una legge o di una prassi. Inizialmente ciò avviene al livello primario della ragione. Successivamente le leggi o la prassi vengono assimilate a tal punto che non sono più trattate dalla ragione come opinioni o idee qualsiasi, ma come convinzioni e regole implicite del discorso o dell’azione. Uno studente di matematica guarda le formule e le applica senza chiedersi ogni volta come siano state dimostrate. Probabilmente non ricorda neppure la dimostrazione. Ci crede. Chi guida un’auto compie manovre accompagnato dalla fiducia che il veicolo risponda correttamente ai comandi. Lo fa sulla base delle innumerevoli volte che ha compiuto manovre simili nel passato, pur non sapendo nulla sul futuro.
L’apprendimento avviene mediante una sovraesposizione del soggetto ad esperienze in grado di formare induttivamente idee regolative, che a loro volta sono in grado di orientare il pensiero al livello primario o l’azione mediante processi automatici. Io, che mi predispongo ad apprendere mediante un corso, tendo a non assumere un atteggiamento ‘contro-induttivo’, ma uno confermativo in relazione alle istruzioni per poter raggiungere al più presto gli obiettivi del corso.
Il termine “sovraesposizione” ben si adatta a descrivere l’azione mediante la quale generalmente si vivono esperienze o si ottengono ripetutamente informazioni del tutto particolari che risultano condizionare il soggetto in modo molto rilevante e quantitativamente sproporzionato rispetto all’influenza che avrebbero se venissero vissute anche tutte le esperienze alternative possibili.
Il testo è tratto da capitolo secondo del libro “I livelli della ragione” di Alvise Giubelli
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