La natura della percezione e dei riconoscimenti

Il testo è tratto dal terzo capitolo del libro “I livelli della ragione” di Alvise Giubelli

Opera depositata legalmente in data 03/2025. Non è consentita la riproduzione parziale o totale del testo senza il consenso dell’autore.

3.5 Le idee regolative guidano le decisioni di apprendimento.

Grazie all’autoanalisi si scorge la possibilità di decidere a favore di azioni che inducono la ragione superiore ad apprendere nuove idee regolative. Io posso decidere di frequentare un corso o una comunità di persone che condividono degli ideali, di fare certe esperienze, praticare sport o certe forme d’arte. Queste decisioni sono già di per sé il risultato di elaborazioni della ragione primaria guidate da idee regolative della ragione superiore. Ciò che segue è una sovraesposizione della ragione primaria ad una serie di esperienze a cui corrisponde un flusso di idee sulle quali infine la ragione superiore riflette e induttivamente forma nuove idee regolative. Quando ciò avviene, si ottiene una conferma delle idee regolative da cui è scaturita la decisione iniziale, la quale infine riceve piena giustificazione, un feedback positivo, un rinforzo. Le idee regolative che si costituiscono, oltre a confermare il contesto decisionale, creano nuove modalità di riconoscimento degli enti particolari dell’esperienza. Infatti essendo stati creati nuovi concetti, la ragione primaria opererà riconoscimenti a partire da proprietà nuove che ora risultano evidenti e corrispondenti ai predicati che definiscono i nuovi concetti. Un pittore, per esempio, nell’osservare un paesaggio, un volto o altri oggetti riconosce dei possibili soggetti per i suoi lavori e probabilmente distingue certi tratti a cui associa certe tecniche pittoriche in grado di riprodurli. Uno scrittore riconosce nella successione di certi eventi una storia interessante. Uno psichiatra, anche al di fuori del proprio ambito professionale, tenderà ad interpretare in un certo modo le parole che ascolta mettendole in relazione con le motivazioni profonde di chi le pronuncia immaginando un mondo nascosto. L’uomo del marketing è totalmente persuaso della bontà dei prodotti o dei servizi che vende che ne fa il centro del suo mondo e il metro di misura di ogni altra cosa. Lo scienziato vede il mondo attraverso i modelli fisici e matematici studiati. Il religioso vede negli eventi un disegno divino o, in altri casi, un piano diabolico.

3.6 La natura della percezione e dei riconoscimenti e la modalità con cui essi rendono possibile la costituzione del mio mondo.

I riconoscimenti sono idee della ragione primaria esprimibili mediante asserzioni del tipo “Socrate è un uomo”, “questo davanti a me è un tavolo”, “Questo è un orologio digitale che indica i numeri N:M:Z”, etc. Tali idee e le asserzioni che seguono sono realizzabili solo se al livello della ragione superiore sono già preformati i concetti e le idee regolative che li costituiscono. Non si può formare alcun riconoscimento di un orologio se tale concetto non è già preformato con tutti i suoi predicati. Inversamente, discende logicamente che, se avviene un riconoscimento, significa che ci sono uno o più concetti preformati. Gli esempi precedenti che descrivono situazioni il cui modello è identico a quello di situazioni esperibili su me stesso mostrano un aspetto in più*. Mostrano che con l’apprendimento, alcune idee regolative e quindi i concetti preformati mutano e se ne creano anche di nuovi. I nuovi concetti in parte includono quelli vecchi e in parte no. Vi è una complessiva riorganizzazione delle idee regolative e dei concetti. Solo in questo modo si spiega il mutamento nei riconoscimenti che avviene per via dell’apprendimento. Per esempio, il concetto di terra nell’ambito dell’aristotelismo e della cosmologia tolemaica non possiede affatto il predicato “essere in moto” quindi l’apparente moto del sole viene necessariamente riconosciuto come reale. Il giudizio “il sole è in moto intorno alla terra” esprime un riconoscimento valido. La cosmologia copernicana, in quel contesto, risulta invece controfattuale perché viola un riconoscimento, un’evidenza. L’assimilazione della terra ad un ambiente mobile può avvenire solo grazie ad un mutamento di un’idea regolativa e del concetto di terra. Tale mutamento cambia il riconoscimento. Anche se restano in uso i termini dinamici in relazione al sole (sorge/tramonta) si riconosce che esso non possiede quel moto. L’esempio non è, però, ancora esaustivo in quanto in buona parte l’apparenza del moto solare è forte e prevale in una certa misura nella percezione. Se osservo il moto di una fiamma, per esempio, riconosco immediatamente il fuoco e non una forma di vita o divinità. Il concetto di fuoco non è definito dalla mia ragione mediante i predicati vivente o divino, ma mediante altri predicati che nulla hanno a che fare con questi. Nell’ambito di una filosofia animistica, invece, le cose stanno in modo diverso e realmente si riconosce nel fuoco e in altri oggetti un’attività vitale. Il riconoscimento implica un processo di astrazione dal momento che ritaglia quelle parti di un tutto che soddisfano le idee regolative per identificare un ente. Si genera un forte atteggiamento confermativo in relazione ad una specifica selezione di proprietà concomitanti che si accordano con il concetto preformato e costituiscono l’ente che viene quindi riconosciuto. Le proprietà concomitanti sono a loro volta altri enti riconosciuti. Quindi, l’atto del riconoscimento non opera solo in relazione ad un ente, ma ad una molteplicità di enti che si costituisce contestualmente. Guardando il cielo di notte, io posso osservare tanti puntini illuminati in cielo distinti e indipendenti. Un astrofilo unisce alcuni di quei punti e vede delle costellazioni. La percezione dei puntini e delle costellazioni, per l’astrofilo, è pressoché simultanea. Io e lui vediamo cose diverse. Una successione di suoni può essere percepita come tale, oppure come un brano musicale oppure come segnale d’allarme o altro a seconda del sistema di idee regolative che guida tali riconoscimenti.

Il riconoscimento sembra andare oltre il segno e implicare il significato o interpretazione del segno. Il fisico che guarda l’equazione di Schrodinger la riconosce come particolare espressione matematica attinente ad un sistema di concetti della teoria della meccanica quantistica. Se scrivo l’equazione di Schrodinger su un foglio, anche chi non ne conosce il senso la può ricopiare uguale perché percepisce dei segni fatti così e così e si forma un’idea di questi. A ben vedere, lo può fare grazie al riconoscimento dei segni stessi, che pur non avendo un significato matematico, hanno un significato nello spazio approssimativamente piano del foglio, trattandosi di curve, segmenti e punti. Da un punto di vista fenomenologico non è possibile quindi separare la pura percezione dal riconoscimento. Quella che chiamo percezione è un riconoscimento ad un livello diverso. Se percepisco una sequenza di suoni pur non riconoscendo il brano musicale, riconosco comunque quei suoni singolarmente come distinti da altri suoni o da immagini visive. L’astrofilo riconosce sia i puntini luminosi che le costellazioni, io riconosco solo i puntini luminosi perché possiedo già i concetti preformati di spazio, di punti nello spazio e di luce, ma non quelli delle costellazioni. Quindi l’apprendimento responsabile della formazione di nuove idee regolative e concetti può prendere avvio solo da uno sfondo di percezioni o riconoscimenti costituiti grazie ad idee regolative già presenti. Vecchie idee regolative sono responsabili di riconoscimenti che mi appaiono come percezioni. Queste fanno da contesto e sfondo ai nuovi riconoscimenti indotti dalla nuove idee regolative. Grazie a questo processo si costituisce un’ontologia. Esistono, per me, enti contestualmente definiti che corrispondono alle mie percezioni. Da questi enti, grazie ad un lento processo di apprendimento, riconosco altri enti di cui scopro l’esistenza. Questi, a loro volta, si troveranno nel mio campo percettivo e faranno da sfondo ad ulteriori riconoscimenti e così via. Si riconosce una gerarchia delle idee regolative che si riflette nel rapporto tra percezioni e riconoscimenti. Nell’ambito della ragione superiore le idee approssimative di spazio, piano, punto e curva precedono le idee di disegno, lettere, simboli, formule, etc. Corrispondentemente nell’ambito della ragione primaria la percezione di spazi, punti e curve approssimati, precede il riconoscimento di simboli, disegni o formule. In questo contesto gli spazi, i punti e le curve non sono le forme esatte della geometria, ma sono idee naturali dello spazio come mezzo in cui mi muovo, di superficie di un foglio o di un tavolo e di linee e tratti di penna. Senza questi riconoscimenti basilari non può avvenire il riconoscimento di un simbolo più complesso. L’uso dei nomi distinti di “percezione” e “riconoscimento” serve esclusivamente a distinguere i vecchi riconoscimenti (percezioni) da quelli nuovi che saranno le percezioni rispetto ad altri riconoscimenti futuri. Le percezioni sono riconoscimenti gerarchicamente superiori rispetto ai nuovi riconoscimenti che su di esse si fondano. A questo linguaggio dell’autoanalisi corrisponde un’ontologia della quotidianità che dichiara l’evidenza degli enti percepiti e dei riconoscimenti.

Il mio riconoscimento della luce avviene così rapidamente che esso appare come una percezione. Tale percezione è contestuale rispetto a moltissimi altri riconoscimenti e percezioni. Se vedo un albero, vuol dire che vedo anche la luce. Qualsiasi percezione o riconoscimento che implica la compresenza della percezione luminosa è detto visivo. Considerazioni analoghe si possono fare per le percezioni uditive, tattili, olfattive, gustative e cinestesiche. Queste percezioni implicano, rispettivamente, la compresenza della percezione di suoni, di contatto corporeo, di odori, di sapori, di movimento del corpo e della sua attività interna. Contestualmente a queste percezioni è sempre presente la percezione del mio corpo come di un ente unitario. Da tale compresenza deriva il riconoscimento di alcune parti di questa unità: gli organi sensoriali quali canali primari di trasmissione di tutte le altre percezioni. Aprendo e chiudendo gli occhi stabilisco induttivamente che essi sono indispensabili alle percezioni visive e così procedo anche per gli altri organi di senso. Mediante prove simili si stabilisce una sorta di indipendenza degli organi di senso, per cui un tipo di percezione può avvenire invariabilmente con o senza l’altra. Ad esempio, la stessa percezione tattile può avvenire sia in presenza della contestuale percezione visiva che in sua assenza e la stessa cosa vale per tutte le altre combinazioni che si possono fare tra le percezioni indicate. Questi riconoscimenti di specifici organi di senso, del mio corpo e dei suoi movimenti avvengono sempre grazie ad idee regolative induttivamente formate in precedenza dalla ragione superiore mediante prove simili a quelle esemplificate.

*Alcuni esempi descritti nel paragrafo precedente e in quelli successivi non si riferiscano alle mie proprie esperienze, bensì a quelle di altre persone di cui sino ad ora non ho indagato il ruolo in rapporto a me stesso. Ciò è giustificato se si presuppone il concetto di umanità e quindi si assume l’esistenza di altre persone simili a me. Questi aspetti verranno indagati oltre.

Tratto da “I livelli della ragione” di Alvise Giubelli

Comments are closed

I livelli della ragione