L’analisi fenomenologica del pensiero

Il testo è tratto dall’introduzione del libro “I livelli della ragione” di Alvise Giubelli

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Lo sviluppo del pensiero è un processo che a volte tende a “cristallizzare” e altre volte a fluire mutando forma. Probabilmente solo durante la fase di “cristallizzazione” è possibile comunicare le proprie idee mediante un libro, perché solo in questa fase si possiede un certo grado di convinzione che permette di comunicare ad altri con una certa fiducia il proprio pensiero per iscritto. Nonostante ciò, si è ugualmente consci che si tratta solo di una fase a cui farà seguito, presto o tardi, un’altra fase di natura critica destinata a modificare le idee precedentemente formulate e consegnate alla scrittura.

Per poter scrivere si tenta di prolungare la fase di consolidamento del pensiero, anche se ciò va a discapito del suo sviluppo dinamico verso la fase critica successiva. Per un autore, continuare a credere in tutto ciò che ha scritto nel passato potrebbe significare interrompere lo sviluppo del suo pensiero a favore di un prodotto o risultato volutamente definitivo, ma che definitivo forse non sarebbe in assenza di una sua decisione in tal senso.

Questo libro è il risultato provvisorio di una breve fase di consolidamento del mio pensiero. Per tale ragione non intendo proporre alcun risultato definitivo, piuttosto intendo immortalare un momento del mio percorso di riflessione che risulterà sicuramente costellato di errori e difetti, ma nello stesso tempo, mi auguro che sia anche ricco di spunti per avviare una fase di riflessione critica verso ulteriori sviluppi.

Le contraddizioni del pensiero

È proprio la dinamica apparentemente contraddittoria del pensiero che mi ha spinto a compiere un lavoro di riflessione e di autoanalisi. La coerenza è un desiderata della ragione, ma nello stesso tempo quest’ultima mostra tutte le sue contraddizioni venendo meno ai suoi propositi. La ragione prende atto di ciò, ma sembra non curarsene molto. Le domande che mi pongo sono: sino a che punto la ragione è consapevole della propria incoerenza? Si può ancora definire “ragione” una facoltà che ammette fondamentalmente la contraddizione?

Il senso di questi interrogativi risulterà sicuramente più chiaro leggendo il primo capitolo di questo libro.

Un primo accenno alla natura dei problemi di cui mi occupo riguarda ciò che può dire o non dire la ragione affinchè essa continui ad essere quella che è: la facoltà che genera pensieri coerenti, logici e razionali.

Può la ragione ammettere credenze e convinzioni particolari e contemporaneamente credere nella finitudine delle proprie abilità deduttive e conoscitive? Come può la ragione asserire coerentemente di essere limitata sia nell’apprendimento che nell’elaborazione della conoscenza e nello stesso tempo affermare di poter stabilire una o più certezze o conclusioni definitive? Da dove attinge la certezza che una qualsiasi informazione trascurata o non elaborata correttamente non possa in qualche modo influire sui propri ragionamenti, contaminandone le conclusioni?

Se, per esempio, il pensiero razionale ammette che vi sia un’interferenza irrazionale nel suo sviluppo, allora si presenta il seguente dilemma: la ragione è in grado di isolare tale interferenza? Se il pensiero razionale dichiara di non poter isolare completamente l’interferenza irrazionale, allora non può dichiarare razionale alcun suo risultato. Se dichiara di poterla isolare, significa che riesce a compiere un processo totalmente razionale contraddicendo la dichiarazione che vi sia una contaminazione irrazionale nei suoi processi. In altre parole, se pensiamo che tutti i nostri pensieri ricevano il contributo sia della parte di noi stessi logico-razionale che della parte irrazionale, ci troviamo nella condizione di non doverci fidare affatto di alcun prodotto del nostro pensiero. Se ci fidiamo stiamo agendo irrazionalmente.

Dilemmi come questi sono numerosi e proprio per tale motivo nasce l’esigenza di formulare una descrizione della ragione che mantenga integra la sua funzione di eleborazione e sviluppo del pensiero coerente.

Mai come in questi anni si parla di bias cognitivi, di pregiudizi, dell’importanza del senso critico, della riflessione per riconoscerli e, infine, di partire da essi per affinare il processo della conoscenza. In questo lavoro non si fa esplicitamente riferimento ai bias cognitivi, ma si possono trovare dei riferimenti impliciti ad essi. Vista la connotazione negativa assunta da queste espressioni, ho ritenuto preferibile usarne delle altre che offrano più generalità di significato e che inquadrino il concetto di bias cognitivo all’interno di una cornice più ampia.

La questione psicologica fa da premessa a quella epistemologica. Non si può prescindere dalla natura della mente e, in particolare, dalla natura della ragione, se si intende capire come avviene il processo della conoscenza a livello individuale e collettivo e come si ottengono quelle che si definiscono verità scientifiche a partire da quelli che si definiscono fatti e, viceversa, come si definiscono i “fatti” a partire da quelle verità. La dimensione individuale e quella collettiva si devono unire per formare un concetto di ragione più ampio che permetta di spiegare come le regole dello sviluppo della scienza e quelle dello sviluppo del pensiero individuale siano in qualche modo allineate.

L’autoanalisi fenomenologica

Il metodo impiegato per affrontare le questioni indicate è quello dell’autoanalisi.

L’ autoanalisi che viene svolta in questo libro non è di tipo psicanalitico, ma intende seguire un approccio fenomenologico, per il quale, il fenomeno è il pensiero stesso. Tale autoanalisi prende avvio da come il pensiero appare alla coscienza, per giungere ad una sistemazione concettuale sull’attività della ragione il più possibile coerente e su come questa attività sia coinvolta nella sintesi dei concetti matematici e scientifici.

La prima parte dell’opera si concentra sulle questioni introdotte in questa premessa riguardanti specificamente la ragione e i suoi dilemmi. Viene descritta la stratificazione della ragione e le modalità con cui i diversi livelli operano. In particolare, si vede come l’autoanalisi, riflettendo sulla presenza e l’attività di un sistema regolativo della ragione che determina i pensieri e i comportamenti, rende possibile il suo stesso mutamento. Si compie un’analisi delle principali idee regolative che sembrano operare nella ragione individuale e collettivamente nella comunità dei filosofi e degli scienziati.

La seconda e la terza parte riportano due esempi di sistemi concettuali: il sistema concettuale della fisica e quello della matematica. Nel descrivere quest’ultimo si compie un importante approfondimento che si ispira ai “Principi della matematica” di Russel con lo scopo di mostrare come opera la ragione quando intende costruire un sistema di pensiero coerente fondato sulla logica. Questi esempi vengono descritti nella prospettiva offerta dall’autoanalisi compiuta nella prima parte. In particolare, la terza parte costituisce un’analisi dei fondamenti della matematica a partire dal concetto di numero, sino a quelli propri del moderno calcolo differenziale e integrale. Particolare attenzione viene dedicata ai concetti di continuità e infinito. L’esplorazione dei fondamenti della matematica e quelli della fisica ha lo scopo di mostrare come la ragione crea il mondo in cui viviamo.

Nell’appendice A è presente un tentativo di formalizzazione logica di quanto descritto nella prima parte del libro. A tal proposito, non viene introdotto un vero e proprio linguaggio, ma solo delle notazioni che si avvalgono dei simboli della logica formale e di una sintassi convenzionale con lo scopo di offrire una descrizione più precisa di quanto già esposto nei capitoli precedenti.

Nell’appendice B si formalizza il processo di sintesi dei concetti per affinamento basandosi sulle notazioni introdotte nell’appendice A.

Nell’appendice C si propone una misura della perdita informativa implicata nel processo astrattivo di sintesi dei concetti.

In questo lavoro vengono introdotti alcuni concetti associati a parole che in altri ambiti possiedono un significato diverso. Ogni volta che ciò succede opportune note o premesse informano il lettore.

“I livelli della ragione” – Alvise Giubelli

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