Il ruolo delle idee regolative nei riconoscimenti.
Il testo è tratto dal terzo capitolo del libro “I livelli della ragione” di Alvise Giubelli
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3.2 Le relazioni tra “concetti”, “idee regolative” e “convinzioni”. Il ruolo delle idee regolative nei riconoscimenti. Le evidenze e l’apprendimento.
Se cerco di esplicitare i concetti che utilizzo nel linguaggio, mi trovo incanalato in una serie di rimandi, poiché ogni concetto ha bisogno di altri concetti per essere definito. D’altra parte, nel campo dell’azione, della comunicazione o del pensiero, essi mostrano immediatamente il loro senso nel contesto e i rimandi non vengono analizzati o resi espliciti. Un’analisi volta ad esplicitare ogni rimando genererebbe un processo lungo e paralizzante per il pensiero e l’azione. Quindi, il pensiero e gli atti fluiscono senza analisi dei concetti o delle idee regolative in essi incorporate. Se avviene un’autoanalisi volta ad esplicitare le idee regolative e predicative dei concetti, essa coinvolge la ragione al terzo livello. Questa analisi riflette su ciò che io credo e non su ciò che un certo concetto significa nel linguaggio comune o in un qualsiasi riferimento esterno enciclopedico.
Per esempio, l’analisi del concetto di “uomo” o di “umanità” rivela le convinzioni mie proprie esplicitabili mediante giudizi del tipo “l’uomo è … (predicato)”. Questi giudizi sono le idee regolative stesse che riguardano tutte le aspettative che nutro verso un individuo che appartiene alla classe dell’umanità. Mi aspetto che esso sia un individuo simile a me, ma che, nello stesso tempo, sia anche diverso e distinto da me. Non dev’essere una mia copia o clone. Come ho già anticipato, qualsiasi regola io formuli per definire la classe “uomo” e distinguerla dalla classe complementare “non uomo”, troverò sempre almeno un’eccezione che mi indurrà ad esplicitare un’altra regola, alla quale troverò un’altra eccezione per cui dovrò esplicitare un’altra regola più specifica e così via. Questa ricorsività è dovuta, come ho già detto, allo iato esistente tra il concetto astratto e la molteplicità dell’esperienza possibile. Il concetto e le sue regole contengono meno informazione di quella che contiene l’esperienza possibile e le eccezioni che trovo sono proprio nell’ambito dell’esperienza possibile e futura rispetto alle regole.
Le idee regolative, essendosi formate induttivamente, nascono da una riflessione sulle idee della ragione primaria relative alla mia esperienza passata e non a quella futura o possibile. Per esempio, in una società in buona parte formata da uomini e in parte da robot umanoidi, le mie idee regolative devono essere necessariamente diverse rispetto a quelle che esisterebbero se mi trovassi in una società di soli uomini. La classe dei predicati del soggetto “uomo” o “umanità” dev’essere arricchita in modo da distinguersi dalla classe dei predicati del soggetto “umanoide”. Ciò avviene sempre induttivamente. Una nuova esperienza che si realizza non modifica immediatamente le idee regolative in quanto l’esperienza opera al livello della ragione primaria e solo a seguito di una riflessione della ragione superiore che opera una classificazione delle idee primarie si può generare un’idea regolativa. Tale classificazione al livello superiore può avvenire solo se la classi di idee sono abbastanza ricche. Se ciò avviene, significa che vi è stata una sovraesposizione a eventi o esperienze riconosciuti come simili e classificabili come tali grazie a idee regolative già operanti. Di fronte a un’esperienza nuova, la ragione nell’ambito del riconoscimento impiega idee regolative vecchie e subisce l’illusione. Questa viene riconosciuta come tale solo a seguito di evidenze. Le evidenze sono idee della ragione primaria perfettamente allineate alle idee regolative. Per esempio, l’illusionista durante il suo spettacolo realizza dei giochi che violano le idee regolative. Nello spettatore ingenuo non vi è coscienza dell’illusione, ma solo stupore. Se il trucco viene svelato si palesano le operazioni perfettamente coerenti alle idee regolative. Solo a questo punto c’è l’evidenza e la coscienza dell’illusione, dell’inganno. Qualora lo spettatore venisse esposto molte volte a spettacoli di illusionismo accompagnati dallo svelamento dei trucchi, si realizzerebbe una sorta di apprendimento che indurrebbe un mutamento nel tempo delle idee regolative stesse oppure delle modalità di riconoscimento degli enti singolari per evitare l’inganno in futuro.
Riprendendo l’esempio della società mista formata da uomini e da robot umanoidi, è legittimo pensare che le idee regolative della mia ragione immersa in questo contesto mutino con il tempo, ma sino a che non mutano, esse indurranno atteggiamenti confermativi in relazione al riconoscimento di esseri umani anche quando si tratta di robot umanoidi. Questi esperimenti ideali che l’autoanalisi mi permette di compiere offrono un altro spunto di riflessione. Il riconoscimento di enti particolari ad opera della ragione primaria avviene, come già più volte detto, sotto la guida di idee regolative della ragione superiore, ma ciò avviene senza l’impiego di un test completo che stabilisca un totale accordo tra le convinzioni esplicitabili delle idee regolative e le idee generate dai dati dell’esperienza. Da una parte io credo in tutti i giudizi espressi dalle idee regolative che permettono di individuare la classe dell’umanità, ma dall’altra parte, nell’atto del riconoscimento in cui attribuisco il predicato di uomo ad un dato individuo (Socrate è un uomo) mi avvalgo di un sottoinsieme molto piccolo di questi giudizi. Sono sufficienti pochi caratteri corporei per riconoscere che l’individuo che passeggia lungo la strada è un uomo. Dall’atto del riconoscimento in poi, io nutro notevoli aspettative su questo individuo che vanno ben oltre gli aspetti corporei serviti per il riconoscimento. Mi aspetto che egli sia in grado di parlare, pensare, agire in un certo modo come lo sono io, etc. È accaduto che un piccolo campione di proprietà dell’ente particolare è stato sufficiente per sussumerlo sotto il concetto di “uomo” e per attribuirgli, quindi, senza alcun test, moltissime altre proprietà predicative di quel concetto. Nell’esempio, tra le proprietà dell’ente particolare c’è anche quella di essere in strada in quel dato momento e tutte le proprietà del contesto ambientale, oltre a quelle dell’individuo preso a sé.
Dalle considerazioni appena svolte sembrerebbe che la ragione operi secondo un principio di economia. Data un’idea associata a una proprietà riconosciuta nell’individuo, la ragione seleziona le classi concettuali che hanno come predicato quella proprietà. Se sono più di una, passa al riconoscimento della seconda proprietà e seleziona le classi concettuali tra quelle già selezionate che hanno come predicato quella proprietà. Se sono più di una… Il procedimento continua sino a quando resta una sola classe. Trovata la classe unica che soddisfa tutte le proprietà riconosciute, l’ente particolare viene riconosciuto come appartenente a quella classe. Quindi la ragione non ha necessità di andare oltre nel riconoscimento di proprietà una volta stabilita l’appartenenza dell’individuo a una classe. Il riconoscimento delle singole proprietà avviene con lo stesso procedimento. Ciò avviene in tempi rapidissimi. In base a questo modello la ragione primaria opererebbe in un ambito circoscritto dalle idee regolative e dai concetti definiti mediante esse e tenderebbe ad elaborare idee che mediante il linguaggio rappresentano un mondo sempre uguale a se stesso. In realtà, essendo l’esperienza possibile più ricca degli astratti concetti, si generano necessariamente dei conflitti, delle illusioni e degli inganni di cui ho già parlato. Quelle proprietà non riconosciute negli enti particolari dalla ragione per motivi di economia, possono fare la differenza e rivendicare l’esigenza di una concettualizzazione diversa. Nasce l’esigenza dell’apprendimento, che altro non è che sovraesposizione ad esperienze simili secondo nuovi criteri, grazie alle quali si formano quindi classi nuove, idee regolative nuove e quindi concetti nuovi che si sostituiscono a quelli vecchi e che condizioneranno i futuri riconoscimenti. Se vedo più volte passeggiare degli individui che ho già appreso essere, robot umanoidi, allora, oltre a confermarsi il concetto di robot umanoide a livello della ragione superiore, il riconoscimento futuro dovrà procedere a considerare altre proprietà oltre a quelle considerate per riconoscere un uomo. Visti i trucchi dell’illusionista e il loro svelamento, la ragione formerà nuove idee regolative che indurranno un atteggiamento più critico sui riconoscimenti, per esempio idee sulla fallacia dei sensi.
Cap III “i livelli della ragione” – Alvise Giubelli

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