Il concetto implicito del “noi”.
Il testo è tratto dal quarto capitolo del libro “I livelli della ragione” di Alvise Giubelli
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4.2 Il concetto implicito del “noi”.
Nello svolgimento di un’autoanalisi, molte delle idee regolative appena indicate vengono trasferite al terzo livello della ragione e divengono presupposto di filosofie e scienze. Per esempio, l’idea di realtà si traduce nel realismo, l’idea di un’umanità che prevede l’esistenza di individui che condividono una “struttura” comune fa da base alla psicologia, alla medicina, allo strutturalismo e all’idea di oggettività delle scienze naturali. Queste discipline contribuiscono, a loro volta, a formare idee regolative e concetti che vengono ancora trasferiti al terzo livello della ragione e contribuiscono all’autoanalisi. Quindi l’autoanalisi, in effetti non analizza la ragione individuale come entità indipendente, ma la analizza come parte di altre ragioni individuali simili ad essa. I concetti dell’autoanalisi sono presi a prestito da discipline che presuppongono il concetto di umanità e quindi l’idea di un orizzonte comune, di un “noi” piuttosto che di un “io”. Io nel compiere l’autoanalisi sono vincolato da un sistema concettuale che non mi permette di isolarmi individualmente dal contesto di altre persone, perché quel sistema concettuale nasce in quel contesto che coinvolge altre persone mediante l’apprendimento.* La mia ragione superiore e la transizione delle idee regolative in essa presenti, nelle riflessioni dell’autoanalisi è fondamentalmente plasmata dai fenomeni di apprendimento che si realizzano ovunque, ma soprattutto nell’ambito della società, dei gruppi sociali e dei rapporti interpersonali. Questo argomento vale con maggior forza per ciò che viene elaborato al livello primario della ragione. Poiché gran parte delle idee regolative e dei concetti sono formati dalle discipline apprese durante l’educazione, essi guidano l’elaborazione primaria coerentemente con una visione dell’uomo fondamentalmente omogenea a cui si possono applicare i risultati di quelle discipline. Se prevalesse l’idea di un individuo come entità unica, diversa e inconfrontabile con altre entità, tali discipline non avrebbero senso di esistere. L’apprendimento di queste discipline forma i concetti con cui penso e mi esprimo e, proprio a motivo di ciò sono ulteriormente indotto (rinforzo) a ritenere che certi concetti o certe idee regolative fondamentali siano condivisi da tutti gli uomini essendo quest’idea il presupposto delle suddette discipline.
Nell’arricchire il materiale delle diverse discipline, il singolo studioso non attinge informazioni esclusivamente dall’analisi di se stesso, ma coinvolge altre persone nell’ambito dell’attività di ricerca sia nel ruolo di collaboratori, sia nel ruolo di oggetto dei propri studi. Quindi, come ho già anticipato, le scienze della natura e dello spirito si fondano sull’analisi del “noi” condotta attraverso il “noi” piuttosto che dell'”io“. Per esempio, anche nel condurre un’autoanalisi di tipo psicoanalitico* che riguarda solo i miei stati mentali devo comunque servirmi dei risultati della disciplina della psicoanalisi che si è costituita in decenni di studi su altre persone e grazie ad altre persone. Quindi, quello che faccio è indurre la mia ragione a formare nuove idee regolative e concetti in sintonia con gli insegnamenti della psicoanalisi. Assumendo il ruolo di analista, ciò che avviene per primo è un mutamento dei riconoscimenti al livello primario, quindi riconoscerò nei comportamenti di altre persone manifestazioni di una certa attività inconscia secondo i principi della psicoanalisi. Successivamente le idee regolative indotte dalla pratica psicoanalitica possono venire trasferite al terzo livello della ragione ed impiegate per autoanalizzarmi. L’autoanalisi sospende l’efficacia di certe idee regolative, ma nel farlo, è soggetta alle nuove idee regolative indotte dall’apprendimento della disciplina della psicoanalisi stessa.** Se ci si pone invece dalla parte del paziente, allora la psicoanalisi non fa altro che applicare certe tecniche per mutare, eliminare o creare idee regolative con lo scopo di rendere più coerenti i processi primari della ragione.*
Il sentire “reali” e simili a me le altre persone è dovuto ad un’idea regolativa presente anche al livello dell’autoanalisi. Volendo sospenderne l’efficacia, resta comunque appurato il “fatto”, inteso come “dato” del pensiero, che il mio sistema concettuale è radicalmente legato al concetto di umanità e a tutti i concetti implicati in questo. In altre parole, non sono libero di affermare di pensare in modo indipendente da quelli che credo essere altri uomini (viventi e non) dal momento che riconosco che il mio sistema concettuale è il prodotto, in tutto o in parte, di un’educazione permanente operata da questi altri uomini.
*L’autoanalisi psicoanalitica può essere considerata come un particolare tipo di autoanalisi.
** Vedi i concetti di inconscio, rimozione, pulsione, nevrosi, etc. “Autoanalisi” (Karen Horney)

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